La solitudine: un’esperienza necessaria

La solitudine: un’esperienza necessaria

Numero di luglio di D+ magazine La rivista delle farmacie Dabbene con un articolo di Antonella Menzio, la libraia di Via Piol.

La solitudine ha molti significati e forme differenti; spesso “subiamo” il senso di solitudine, sentendoci separati dagli altri. In molti casi però percepiamo una necessità a restare soli, a isolarci dal mondo che ci circonda per poterci rigenerare, sentiamo il bisogno di staccarci da tutto per ritrovare noi stessi cercando, perché no,  di capire come poter interagire meglio con gli altri.

Il libro consigliato questo mese è “Io viaggio da sola” di Maria Perosino:

Questa è la storia di una donna la cui vita ha sterzato all’improvviso. Ma è anche molto altro. Un kit di sopravvivenza per cavarsela da sole, tra alberghi, treni, piazze deserte, amici, amori e agguati di malinconia. Una guida gioiosa, eccentrica, ricca di consigli pratici ed esistenziali: da come infilare l’intera vita in valigia a come gustarsi una città acchiappando i piaceri, le emozioni, l’altrove e se stessi.
Un libro che fa bene al cuore, al cervello e a numerosi altri organi, perché mescola con naturalezza intelligenza e ironia.

Queste pagine sfuggono a una semplice definizione: sono un corso di autostima, un racconto divertente, un diario involontario, un manuale intemperante. Soprattutto sono vive, effervescenti, e fanno meglio – molto meglio – di una seduta dall’analista. Fanno quello che farebbe una cara amica. Se sei giú, ti fanno venire voglia di metterti in ghingheri e uscire. Se sei incline a guardarti l’ombelico, ti fanno venire il sospetto che là fuori, in mezzo alla gente e alle cose che ancora non conosci, si giochi una parte importante della partita.
Viaggiare da sole significa buttarsi con curiosità nei luoghi in cui capita di trovarsi per scelta, per lavoro, per fuga. Significa cambiare valigia («è il trolley l’invenzione che piú di ogni altra, pillola anticoncezionale inclusa, ha contribuito alla liberazione delle donne»); scegliere l’albergo giusto, mangiare a un tavolo per uno senza sentirsi tristi. Anche da sole si può prendere un aperitivo sulla terrazza di un bar di Istanbul guardando il Bosforo. E dirsi che, certo, per mangiare le ostriche sarebbe meglio essere in due, ma in fondo la scelta peggiore è non mangiarle affatto. E a poco a poco, grazie alla forza dei pensieri e della scrittura, le pagine di questo libro trasmettono un’energia davvero contagiosa, ti spingono a partire anche da fermo, preoccupandoti di aprire delle porte e non di chiudere casa.

 

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